Tié, beccatevi questa!
"Noi siamo una squadra
In azienda assumo calciatori"
Nella sua società, Franco Ferretti assume in particolare giocatori o ex. "E' una scelta strategica: lo sport insegna a lavorare in gruppo". E nel team c'è anche una donna: giocava come portiere
La 'squadra' di Franco FerrettiReggio Emilia, 16 novembre 2009. IL COLLEZIONISTA di figurine viventi naturalmente ha giocato a calcio, in porta e non era neanche male. Poi è passato dietro la scrivania, dirigente, prima di club, poi del comitato regionale della Figc. Il rapporto che lega al calcio Franco Ferretti, 62 anni, imprenditore di Reggio Emilia, solo all’apparenza si presta ad una lettura patologica, sebbene in filigrana. Sicuramente è molto profondo.
LA SUA AZIENDA, «Servizi di segreteria srl», 140 dipendenti tra le sedi Reggio, Modena e Sassuolo, è forse il più sterminato catalogo di eroi della pedata dalla serie A in giù, fino all’ultima divisione del calcio giocato. E’ un’idea maturata con Rocco Russo, ex direttore generale dello Spezia in serie B e C. E si tratta di un primato da Guinness, se fosse contemplata una categoria del genere.
«A parità di condizioni», spiega Ferretti, «assumo chi ha giocato a pallone o ha bazzicato il mondo del calcio. Non è una fissazione la mia, ma una scelta strategica: lo sport insegna a lavorare in gruppo, ad avere rispetto dei ruoli, a lottare insieme per un obiettivo comune». Approfondendo il ragionamento, ha davvero niente di balzano la sua idea. E’ un modo di investire sulla grande passione per il calcio che lo contraddistingue da una vita.
DEL RESTO grandi allenatori che hanno dato lustro alle nostre discipline di squadra, si pensi ad Arrigo Sacchi, Ettore Messina o Julio Velasco, hanno tenuto Lectio magistralis alla Bocconi per illustrare agli studenti questi valori, sulla scorta delle esperienze vincenti nel mondo dello sport.
«Se Sacchi ha spiegato ai bocconiani che il lavoro in azienda, per aspetti che non sono secondari, ricorda quello di una squadra di calcio — sottolinea l’imprenditore reggiano — io sono andato direttamente alla fonte è ho preso il prodotto finito: i calciatori».
TRA I DIPENDENTI dell’azienda, che opera ormai da una ventina di anni nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, troviamo di tutto e di più: da Fabio Dall’Omo, ex dg del Modena in serie A a calciatori in attività, ex calciatori, arbitri e dirigenti. Se poi sommiamo anche chi vanta affinità indirette con mondo del pallone, la moglie dell’arbitro o del calciatore, il figlio o la figlia, si arriva quasi all’en plein. Anche Clara Florimo, «portiera» della nazionale femminile, ha timbrato il cartellino alla ‘Servizi di segreteria’.
«Siamo coperti in ogni ruolo, la rosa ampia non è mai stata un problema», spiega l’uomo che sussurrava ai mediani mentre ci presenta due glorie del calcio granata, impiegati nella sua azienda: Eugenio Sgarbossa, doppia promozione con la Reggiana dalla B alla A e Cesare Vitale, 150 gol tra serie B e C (Reggiana, Prato Padova, Fano, Livorno, Spezia), e cinque panchina da allenatore in serie A, quando subentrò alla guida della Reggiana, ormai sull’orlo della retrocessione, al posto di Enzo Ferrari.
«LA FINE della carriera è un bivio molto delicato per chi fino a quel momento ha vissuto di calcio. Personalmente nel mondo del lavoro posso mettere a frutto le conoscenze e, diciamo, l’immagine che mi sono creato da calciatore», osserva Vitale. Eugenio Sgarbossa, cresciuto nelle giovanili del Torino, poi passato dall’Alessandria alla Lazio, è stato consacrato da Pippo Marchioro nella Reggiana dove ha avuto anche Carlo Ancelotti, alla prima esperienza di una felicissima carriera di allenatore culminata con le vittorie in rossonero e l’approdo al Chelsea di Abramovic. Oltre ad un lavoro «normale» Sgarbossa frequenta il super corso per allenatore a Coverciano insieme con Gigi Di Biagio e Angelo Di Livio.
«Credo che il segreto sia avere sempre la testa sulle spalle e guardare alla realtà con grande realismo», spiega l’ex mediano della doppia promozione granata in serie A. «Il calcio di oggi brucia in fretta i suoi eroi, un po’ come il Grande Fratello. Può essere molto pericoloso».
dall'inviato Lorenzo Sani
"L'avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge".